Liverpool: quintessenza inglese

Una tradizione della nostra famiglia sono i viaggi di compleanno. A totale discrezione del festeggiato, senza possibilità di replica da parte dell'altro.
E per quest'anno Cri ha scelto Liverpool. Lui da sempre innamorato della perfida Albione era già troppo tempo che ne stava lontano (l'ultima toccata e fuga a Londra era stata a febbraio 2016 e potete leggerne qui).

Come per ogni viaggio in Gran Bretagna ho una fonte primaria di spunti e consigli: il blog Emotion Recollected in Tranquillity di Giovy e Gian, due innamorati di quella. Lei, Giovy, ha poi una passione autentica per Liverpool e dai suoi post traspira tutto l'amore.
Grazie ai suoi scritti la mia voglia di partire e conoscere la città è salita sempre di più e quando il 2 di ottobre mi sono fratturata l'omero (ragione per cui sto scrivendo questo post con una sola mano), la prima cosa che ho detto al dottore era che io il 19 avevo un aereo da prendere!!!

Il viaggio con un braccio sempre al collo non è stato dei più semplici, la sera arrivavo a casa in albergo distrutta, con il solo desiderio di sdraiarmi, però ne è valsa la pena.

Liverpool è la quintessenza dell'"inglesitudine", una città totalmente, profondamente e fieramente inglese: l'ho amata da subito.
Due sono le zone che mi sono piaciute di più: l'Albert Docks e la zona di Penny Lane (sì proprio quella).

Due parti diverse che raccontano molto della città. Da un lato i docks, i vecchi magazzini del porto in mattoni rossi (ricorda nulla? leggete qui) oggi tornati a nuova vita, ad essere di nuovo il cuore pulsante della città.
Patrimonio UNESCO, oggi i magazzini sono diventati musei (qui c'è un distaccamento della Tate di Londra), case, locali e negozi. Un esempio interessante e intelligente di rigenerazione, di nuovo impulso. Nei docks si respira l'aria della nuova Liverpool che ha saputo rialzarsi sia dopo i tremendi blitz che l'hanno colpita durante la II Guerra Mondiale, sia dopo le terribili conseguenze della politica di lacrime e sangue chiesta dalla Lady di Ferro. Una città che non si spezza, Liverpool e che ha trovato la sua dimensione anche oggi.



L'altra zona, dove tornerò spesso con il pensiero, è Penny Lane.
 Rappresenta la periferia inglese, fatta di case basse, villette a schiera con le porte colorate, piccoli giardini, attività commerciali, lavanderie, pubs e caffé. Ovviamente parchi e tanta vita che brulica intorno. Uno spaccato di società inglese (intendo proprio inglese - non all'italiana) e di tutto ciò che la Gran Bretagna rappresenta oggi per noi, la società occidentale. Un meltin' pot di culture che si integrano e convivono fianco a fianco rispettandosi a vicenda. In quei bar e per quelle strade ho visto gente di colori e religioni varie seduti fianco a fianco a godersi una partita di football e l'arrosto della domenica.  Questo è quello a cui penso mentre mi immagino una strada in UK, e qui nei dintorni di Penny Lane lì l'ho visto nella sua massima e semplice espressione.

Ma Liverpool ha anche molto altro da offrire, una cattedrale anglicana immensa (la più grande del Regno Unito) e pur essendo di recente costruzione mantiene il fascino delle cattedrali antiche. Awesome and intimate é il suo slogan, e non potrebbe essercene uno più azzeccato.
Intorno alla cattedrale, China town (quella cinese è l'etnia non bianca più grande della città): uno spettacolo di draghi e colori.

Il centro, commerciale e operoso, racchiude interessanti edifici di metà ottocento accanto a costruzioni modernissime. E poi vi si trovano alcuni pub davvero meravigliosi (sempre grazie Giovy dei consigli!) e il super famoso The Cavern, dove i quattro ragazzi di Liverpool hanno mosso i primi passi prima di salpare per Amburgo (sempre lei, quanti parallelismi), diventare ancora più famosi e tornare a casa.



Ma la cosa più bella di Liverpool sono loro: gli abitanti. Un misto di cortesia, simpatia e accoglienza. A loro va davvero un premio. Hanno reso questi quattro giorni piacevoli e mi hanno fatto sentire benvoluta sempre!!
Grazie a tutti!



CONSIGLI:
DORMIRE: mi sento di consigliare il posto dove eravamo noi, diretto sul Mersey a 5 minuti da China town e la cattedrale e dai docks. Comodissimo per chi atterra al John Lennon dato che il 500 ferma proprio davanti. L'hotel si chiama The Dolby e ha anche un piccolo pub con cucina fino alle 21.30 (una rarità!). Con noi sono stati molto gentili e cortesi risolvendomi anche un paio di problemi.

MANGIARE/BERE: la Giovy aveva consigliato qualche pub (Thomas Rigby, Ship&Mitre e The dispensary) e io sono qui a confermare il consiglio: Real Ale e grande atmosfera. Se capitate quando l'Everton gioca in casa fate un salto un paio d'ore  prima al Ship and Mitre, vedrete un po' di folkrore inglese e capirete cos'è per loro il calcio!
Oltere a questi pub e al Lobster Pot (per un ottimo Fish and chips), vi consiglio il George's great british kitchen, in centro vicinissimo al Liverpool One. Una cucina inglese autentica e moderna in un bellissimo ambiente (consiglio: la Scouse Pie!!).
Per un pranzo veloce a base di zuppa e pie: Homebaked, proprio davanti ad Anfield. Meraviglioso spaccato di cooperazione comunitaria (altro pilastro della società britannica) e ottime torte!
ATTENZIONE: per i fumatori, mi raccomando buttate le sigarette nei cestini e non per terra. In città vige una multa abbastanza alta (circa 50£) per chi contravviene e i controlli sono serrati e fatti da coppie di ragazzi con tanto di telecamera. 


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