L'andalucia, una guida e io.

Ci sono giorni in cui i ricordi riaffiorano con insistenza. Forti e vivi. Li senti dentro di te, come pugni. O carezze.

In questo caso, dolci e tenere carezze spagnole. Il solstizio d'estate mi ha fatto tornare alla mente l'estate del 2006 e il viaggio che dentro di me ha significato tanto. Il primo viaggio conquistato con i miei soldi, pianificato e deciso da me. Il primo viaggio sola. Il viaggio in solitaria è un'esperienza che consiglio a tutti. E' un viaggio mistico, in qualche modo, dentro noi stessi. Ci fa scoprire luoghi dentro di noi che non conoscevamo. Si torna cambiati da un viaggio soli. Si torna cresciuti, diversi e, alla fine, migliori. 

Il tour l'avevo pianificato nei minimi dettagli. In pullman, per motivi di budget e di insicurezza (sarei stata in grado di guidare sola per una terra sconosciuta??), con partenza da Malaga. Poi il destino mi ha messo davanti al mio karma. Mi ha fatto scoprire il mio posto nell'universo. La mia dimensione. E tutto è cambiato.
Il percorso doveva essere un crescendo, con culmine a Granada. Dove stava Andrea - amico trasferitosi in una cuevas al Sacromonte da anni. Cuoco. Cui era e sarà sempre riservato un posto speciale nel mio cuore. Ma non era così che doveva andare.

Malaga è una piccola chicca, un ponte sospeso tra mondi diversi che si incontrano e vivono insieme, in queste terre, da sempre. E per sempre.
Colori accesi, verdi - blu - viola. Profumi, di arancio, di pesce, di fiori. Il vociare della gente per strada e la tranquillità della passeggiata dal castello alla città. La scoperta di piccole taverne e si grandi piazze. Due giorni. Per riscoprire Picasso, la sua terra natale, la sua casa. I primi menù dipinti per attirare clienti. E per iniziare a sentire il battito andaluso scorrermi dentro. 
Poi arrivò la mattina che cambiò per sempre il mio pensarmi, di fatto cambiò per sempre me stessa.
Fuori è ancora notte. O quasi. Siamo a ovest e il sole albeggia più tardi. Con un taxi mi dirigo verso la stazione dei pullman. Il viaggio scorre tranquillo. In mezzo a paesini che mi riprometto di visitare - un giorno. Poi vedo qualcosa comparire dal finestrino. Ma un'isola qui non c'è. E poi la consapevolezza. Sentirla, la sua forza, dentro. Lei. L'Africa.


Scendere a Tarifa. Con il vento forte che ti porta via. Vedere quelle case, quel panorama. E capire. Di essere nel proprio posto nel mondo. Un ostello che sembrava uscito dal tempo. Ora non c'è più. OTB, si chiamava. Only The Brave.








Le impronte delle linci, sulla sabbia. I tori al pascolo nella radura. L'oceano che incontra il mare. Il caldo che incontra il freddo. Il vento, il sole, le nuvole rapide.
Tarifa ha quattro vie. Poca gente (si riempe solo ad agosto) e tante emozioni. Una piazza che ancora mi vengono i brividi se ci penso. E l'Africa. Lì presente, forte e viva. Due giorni, poi via. E il mio cuore che piangeva.




Jerez - vino, flamenco, cavalli. L'Andalucia più vera.
Siviglia, la capitale. Regina assoluta (di bellezza e di calore).

Il barrio di Santa Cruz, Triana e la cerveceria Giralda.
I giardini di Maria Luisa.
Il caldo soffocante di giorno e la frescura di sera.


Poi arrivò il momento.




Granada. L'ingresso all'Alhambra già in tasca e tanta voglia di tornare a Tarifa.
Mi sono goduta la giornata nel palazzo più incredibile che abbia mai visto,
immerso in un paesaggio bellissimo e surreale.




E poi non ce l'ho fatta più. Dovevo tornare.
Il richiamo di quella sabbia, di quel vento. Di quella terra. Era troppo grande.



Tarifa, otra vez. 









Il mio posto, nel mondo. Per sempre. Anche se non dovessi più tornarci so di avere un luogo.














So di appartenere a un luogo e so di essere portatrice di quel luogo ovunque vada. 

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