L'educazione siberiana

L'educazione siberiana è un libro che mi ha suscitato emozioni contrapposte. Innanzitutto, chi mi conosce lo sa, sono tendenzialmente una noiosa brava ragazza che ha sempre cercato di stare lontano da "cattive compagnie" e guai in generale (con risultati più o meno soddisfacenti), quindi rappresenta un mondo e un modo di pensare che mi sono del tutto estranei.
Inoltre odio armi e violenza più o meno come odio i pregiudizi e gli scarafaggi, e qui di armi (e di violenza) ce n'è a pacchi.
Ma proprio perché odio i pregiudizi amo leggere di tutto e imparare cose diverse, senza avere troppi filtri e idee preconcette.
E le idee preconfezionate questo libro ve le farà proprio buttare.
Il racconto è quello di una società borderline sotto ogni punto di vista. Di fatto nomade per sua stessa natura e per necessità (e obblighi - leggi deportazioni), legata alle tradizioni (siberiane) pur essendo dalla Siberia lontana (vedi sopra).
Una società criminale (nel vero senso della parola) ma qui raccontata attraverso gli occhi di un ragazzino, quindi con i contorni del crimine ai margini. Ma la violenza viene fuori a pacchi. Sia fuori sia dentro la galera. Il capitolo del carcere minorile è uno dei pugni allo stomaco più forti che abbia mai ricevuto dalle pagine di un libro, proprio perché il racconto è reale vero, non romanzato. Senti la violenza sulla tua stessa pelle.

Ma non c'è solo la violenza in questo libro. C'è anche una società con cui spesso mi sono trovata d'accordo, nel modo in cui tratta anziani e bambini: massimo rispetto per entrambi, responsabilizzazione dei bambini fin da subito. Una società di fatto molto democratica, con regole e leggi ben precise (e tribunali).
Non sempre sono riuscita a trovarmi in disaccordo con loro, nelle scelte e nella vita quotidiana, fatta di semplicità e condivisione.

L'uscita da questa comunità per il protagonista è un trauma, anche se la stava meditando per altre vie. E di nuovo costringe il lettore a stravolgere i suoi preconcetti, il suo bianco e il suo nero. Chi sono i buoni? Ci sono i buoni? Forse no, forse davvero in quella parte di mondo per molti anni (ancora oggi) non ci sono stati buoni e cattivi, ma solo persone che dovevano sopravvivere a una macchina cruda, cruenta e violenta. E hanno risposto alla stessa maniera.

Oggi credo che molte cose siano cambiate, codici d'onore e regole sociali credo siano state abbandonate quasi del tutto in ogni parte della società (di fatto già nel libro il cambiamento è evidentemente in corso). E quindi anche la nostalgia a volte prende il lettore mentre è avvolto nelle pagine di questo romanzo, racconto, ricordo. Un flusso di pensieri che conduce il lettore nel profondo di se stesso e, se lo si affronta a mente aperta, porterà un cambiamento in quello che ha sempre pensato. Almeno in minima parte i grigi, le sfumature, saranno sempre più presenti. Non tutto il male è solo nero e non tutto il bene è solo bianco, questo succede solo nelle favole e da adulti e bene svegliarsi e accettare che viviamo, sopratutto, in un mondo grigio.

 "La fame viene e scompare, ma la dignità, una volta persa, non torna mai più." 

L'educazione siberiana
N. Lilin - ed. Einaudi
p. 348 - Euro 20,00

Consigliato a chi: ha voglia di scoprire le sfumature di grigio, una società chiusa e interessante

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