Urlo & Kaddish

Non mi sono mai piaciuti i critici letterari che cercano di spiegarti le poesie. La poesia, come un quadro, è una visione personale del poeta, in quel preciso momento in cui la scrive. E il poeta decide di donarla al pubblico, che la fa propria e dentro – come in quadro – ci sente emozioni proprie. Dettate anche dal momento specifico (storico e personale) in cui viene letta.

Per questo fare una critica a una poesia e cercare di spiegarne il significato non è semplice. E, a mio parere, neanche giusto.

Mi sono piaciute – tuttavia – in questa edizione di Urlo & Kaddish, le due introduzioni. La prima, di Furio Colombo, in cui viene raccontato Ginsberg al lettore (e quello che Colombo vede in lui, un Profeta).
La seconda è affidata al traduttore, lavoro arduo con la poesia in genere (immagino anche di più con questo tipo di poesia). Interessante per il punto di vista, ci spiega brevemente il periodo in cui la poesia – storicamente – si inserisce e le sue emozioni, cambiate nel corso della vita, leggendo la poesia.

Poi parte. Parte il poema simbolo di Ginsberg – e di tutta quella generazione – soprattutto (credo) per il processo che ne è conseguito.
E dentro il poema c’è tutta la sua mente, tutta la società americana (mondiale? – mondo occidentale, americanizzato). In un ritmo incalzante, derivato dalla cultura jazz bepop – da cui nacquero gli hipster – molto più indicata per la declamazione che per la lettura a mente. E ci si scopre al parco, a leggere un libro di poesie dimenandosi come ad un concerto. Il ritmo incalza, cresce, sale e scende. Alti e bassi, passi allegri e momenti tristi. Declamazione di una generazione e di ciò che vedeva. Droga, sesso, consumismo, guerre (finite e appena all’inizio). Figli, fratelli, compagni, madri e padri. Viaggio e casa. Pazzia, lucidità. Tutto è qui dentro.

Dopo “Urlo”, in questa edizione, è la volta di Kaddish, lettera aperta, diario curativo, dedicato alla madre Naomi morta in un ospedale psichiatrico. E c’è il dolore, il dolore della perdita, il dolore del trauma di una presenza così difficile. C’è il bambino che ha bisogno della madre, l’adolescente che non la capisce – o la capisce anche troppo – e l’adulto, che ha capito – e si vede a tratti simile a lei – e si dispiace di non averla potuta aiutare.
È il canto di addio alla mamma. Appassionato, tenero, senza freni inibitori. La mente – di Naomi e di Allen – a nudo, davanti a tutti, per tutti.
Dolore. Urlato.

Urlo & Kaddish – Allen Ginsberg
Ed. Il Saggiatore
P. 131 (testo a fronte) - € 9,90
Consigliato a chi: sente di avere una lacuna negli anni 50/60 e nella cultura della beat-generation, gli amanti della poesia, chi pensa che la follia sia dentro ognuno di noi e anche agli studenti di inglese – il testo a fronte è affascinante.

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